Cornice regale e momento di cultura automobilistica con ospiti d’eccezione all’interno del 30° Raduno del Registro Nazionale Fiat 124 Sport Spider rendono omaggio ai quarant’anni della più nota tra le vetture sportive di Fiat e Pininfarina, presentata al Salone di Torino nel 1966.
Sabato 20 maggio, infatti oltre 50 vetture sono state esposte nel cortile d’onore della Palazzina di caccia di Stupinigi, la settecentesca reggia di campagna dei Savoia, utilizzata come luogo di partenza e d’arrivo delle battute di caccia dei sovrani. Dopo la visita guidata al palazzo, il percorso del raduno ha portato le vetture aperte al castello di Rivoli, alla Sacra di S. Michele e al colle Braida, per poi pernottare a Giaveno.
Il giorno successivo presso l’auditorium del Museo dell’Automobile “Carlo Biscaretti di Ruffia” di Torino si è invece tenuto il momento culturale con la tavola rotonda dal titolo “Fiat 124 Sport Spider: 40 anni tra attualità e storia”, organizzato in collaborazione da AISA (Associazione Italiana per la storia dell’Automobile), Registro Nazionale Fiat 124 Sport Spider e Museo dell’Automobile stesso. Un’attenta platea costituita in gran parte dai partecipanti al raduno, ha potuto così ascoltare inedite testimonianze sulla nascita e sullo sviluppo della 124 Spider portate da prestigiose personalità del mondo dell’automobile.
Dopo le parole di accoglienza da parte del direttore del museo cav. Gaffino Rossi ed il saluto di Alberto Brancolini presidente del “Registro”, la tavola rotonda è iniziata con l’introduzione del presidente dell’AISA ing. Lorenzo Boscarelli, che, dopo aver inquadrato il momento storico della Fiat ed il panorama automobilistico italiano in cui si inseriva la 124 Spider, ricorda l’innovazione tecnologica del bialbero Fiat, primo motore con comando della distribuzione tramite cinghia dentata, progettato dall’ing. Aurelio Lampredi.
L’architetto Tom Tjaarda, autore del design, rievoca la genesi del progetto, ispirato nella fiancata e nella parte posteriore alla sua precedente “Corvette Rondine” del ’63, ma con la difficoltà di dover ridisegnare l’intero frontale ex-novo, a causa delle minori dimensioni e diverse proporzioni dei volumi della spider Fiat.
Dino Manuello, già responsabile dei metodi di produzione della Pininfarina, dà una descrizione dettagliata del ciclo produttivo, con l’evoluzione dal montaggio manuale all’utilizzo di robot, imposto anche dalle richieste della Fiat di raddoppiare la produzione per soddisfare le esigenze di mercato. Racconta che i primi anni la carrozzeria assemblata era spedita al Lingotto per il montaggio degli organi meccanici, mentre successivamente la vettura fu completata interamente in Pininfarina. Cita la particolarità del parabrezza con montanti imbullonati alla carrozzeria, che, unico esempio, veniva installato alla fine della linea di montaggio, permettendo il perfetto allineamento con il tettuccio in tela e la conseguente tenuta dell’acqua.
L’ing. Lorenzo Ramaciotti, già capo designer della Pininfarina, sottolinea alcune peculiarità della linea, quali il vetro laterale discendente fissato al tetto in tela, che dà luminosità e leggerezza di linea a vettura chiusa più di qualsiasi altra spider, o i tagli ovali del frontale entro cui sono inseriti i proiettori, che si armonizzano con le linee tese della coda. Un design tanto riuscito che è rimasto sostanzialmente invariato durante tutto il ventennio di produzione, eccetto che per i minimi adeguamenti imposti dagli aumenti di cilindrata e dalle normative di sicurezza, e porta il paragone della coetanea Alfa Romeo Duetto, oggetto di più restyling. Ricorda il successo commerciale della vettura, costruita in oltre 200.000 unità, la più prodotta nella storia della Pininfarina, ed il modello Fiat più venduto negli USA. Stupisce i presenti facendo presente che il modello è sopravvissuto all’erede designata. Come infatti la X1/9 sostituì la vecchia 850 spider, così la Lancia Beta Montecarlo Spider doveva sostituire la vecchia 124, ma il mercato volle che uscisse di produzione per prima la bella Lancia.
L’evoluzione sportiva è stata descritta da Giorgio Pianta, collaudatore e pilota Abarth, che vissuto la trasformazione della vettura in macchina vincente, capace di tempi eccezionali, al cui comportamento il pilota doveva essere educato per poterne sfruttare appieno le doti, e che confida il rimpianto per un titolo mondiale sfuggito per un soffio, per ordini aziendali e a beneficio della Lancia, che doveva essere promossa come volumi di vendite. Il pilota Arnaldo Bernacchini ha infine raccontato i suoi entusiasmanti rally europei al volante della versione Abarth.
La sensibilità artistica del pittore e illustratore Giorgio Alisi ha dato la pennellata di colore alla mattinata non solo con il disegno, stampato a tiratura limitata di 100 copie, destinato a diventare l’emblema dei quarant’anni della 124 spider, ma anche con il suo intervento che ha evocato le emozioni dei rally e l’effetto dinamico del design stesso, caratterizzato dalla forma delle pinne posteriori che richiamano il distacco di vortici d’aria in velocità.
Dopo il pranzo all’interno del museo, il raduno è proseguito con la salita sulla ex pista di prova sul tetto del Lingotto, dove i collaudatori hanno girato con le prime 124 Spider quando ancora venivano completate in Fiat. Grandissima è stata l’emozione degli intervenuti nell’imboccare la mitica rampa d’accesso alla pista con un bellissimo corteo festante e colorato. Laborioso e divertente l’allineamento delle vetture per la foto ricordo. La vista alla pinacoteca Gianni e Marella Agnelli, ha concluso degnamente la giornata.
Le intensità dell’emozioni vissute in questi due giorni hanno dimostrato che la Fiat 124 spider ha sì un glorioso passato ma soprattutto ha, davanti a se, un grande futuro .
Alberto Brancolini